Apple ha un obiettivo ambizioso: rendere carbon neutral l’intera filiera entro il 2030.
Per questo motivo nel 2016 è entrato in funzione Liam, braccio robotico progettato per separare i singoli componenti dei vecchi iPhone: quello mostrato per la prima volta era già una versione 2.0.
Liam 2.0 rappresenta un passo significativo verso un’economia circolare.
Liam 2.0 impiegava 11 secondi di lavorazione. Il robot ha avuto vita breve e nello stesso 2016 è stato ritirato. Nel 2018 è nato Daisy. Più lento di Liam 2.0 (impiega 18 secondi di lavorazione) ma permette di smontare e riciclare fino a 200 iPhone all’ora perché ha un ingombro inferiore.
Gli iPhone vengono inseriti all’interno della macchina e trasportati su un nastro.
Ciascun dispositivo viene scansionato; se poggia con lo schermo rivolto verso il basso viene riportato all’inizio del ciclo finché non si posiziona correttamente. In questo modo – con lo schermo verso l’alto – il robot è in grado di riconoscere il modello e i bracci Mitsubishi possono dare il via alla lavorazione perforando i dispositivi.
Ad oggi Daisy riesce a smontare 1,2 milioni di iPhone all’anno. Tuttavia, è un numero che viene ridimensionato se si pensa che nel 2023 gli smartphone gettati sono stati 150 milioni.
Servono più Daisy in aree geografiche diverse, capaci poi di trattare prodotti differenti: non solo iPhone, ma anche iPad e MacBook, con l’auspicio che questa tecnologia possa diffondersi nei prossimi anni.


